Letra y Traducción en español de Canciones Italianas · Italian songs lyrics with spanish translation · Testi di canzoni italiane con traduzione in spagnolo

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Amo ascoltare e tradurre delle canzoni italiane, e dato che sono bilingue, posso farlo personalmente, senza traduttori automatici e rimanendo fedele al significato originale del testo italiano. Ho creato questo blog per poter condividere questa musica così meravigliosa con tutti voi... Siate benvenuti!
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I love listening and translating italian songs, and because of I'm bilingual, it's something I can do personally, without automatic translators and keeping the original meaning of the italian text. I have created this blog to share this so wonderful music with all you... Be welcome!
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Senza luce: Storia della canzone

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- Giudica 'A whiter shade of pale' buona musica?
- E' soltanto una canzone.
- Pensa che tra un paio di settimane l'avranno dimenticata tutti?
- Certamente, amico.
- Questo la disturba?
- No.
(Da un'intervista a Gary Brooker dei Procol Harum, autore di 'A whiter shade of pale' - versione originale di 'Senza luce')


Senza luce

1967, Mogol - G.Brooker - K.Reid, Ed. Aromando


Verso la metà degli anni '60, nel limitato novero degli strumenti utilizzato dai gruppi pop fa il suo ingresso l'organo Hammond, il cui sound caratterizza la musica di Vanilla Fudge, Brian Auger, i Nice di Keith Emerson, o un successo clamoroso come 'When a man loves a woman' di Percy Sledge.

Nel giugno 1967, le classifiche inglesi e americane decretano il trionfo di un brano che esalta le atmosfere classiche dell'Hammond: 'A whiter shade of pale', primo singolo di una band fino a quel momento sconosciuta, i Procol Harum. Nato dalle ceneri dei Paramounts, formazione attiva nell'affollatissima scena del rhythm'n'blues inglese, il gruppo è un'idea del pianista, cantante e autore Gary Brooker. Deciso ad andare oltre i confini usuali del pop corrente, questi trae ispirazione dalla musica classica e coinvolge nel progetto il colto paroliere Keith Reid, autore di testi raffinati ed enigmatici. 'A whiter shade of pale' è il primo e più fortunato frutto di questa collaborazione e apre la strada al ricco filone della sperimentazione fra rock e musica classica. Il marchio di fabbrica del brano è la celebre parte di organo, ispirata a Johann Sebastian Bach (in particolare alla Suite in re -BWV 1068-), fondamentale per il successo del pezzo. Matthew Fisher, l'organista che suona nella canzone, non viene accreditato fra gli autori, nonostante il suo contributo sia stato cruciale (forse anche per questo, di lì a poco avrebbe lasciato il gruppo).

Nel corso dell'estate la canzone, già popolarissima all'estero, comincia a scalare la classifica italiana. Il 12 agosto entra nella top ten all'ottavo posto (al n.1 c'è 'La coppia più bella del mondo' di Celentano). Dal 23 settembre al 4 novembre 'A whiter shade of pale' è il 45 giri più venduto in Italia. Verrà scalzata dal numero dieci l'11 novembre (da 'Parole', di Nico & i Gabbiani). Proprio quel giorno, entra in classifica 'Senza luce', dei Dik Dik, la sua versione italiana, con testo di Mogol. Anche 'Senza luce' va al n.1 - e fino al 9 dicembre rimarrà tra le prime dieci.


Nascita della canzone

"La sequenza di accordi utilizzata dal primo Bob Dylan fu così imitata che te la ritrovavi ovunque: da 'When a man loves a woman' di Percy Sledge a 'Whiter shade of pale' a 'Penny lane' dei Beatles" (Mike Bloomfield, grande chitarrista americano)


La mesta armonia che caratterizza il brano non corrisponde al sentimento che lega Gary Brooker, leader storico dei Procol Harum, e Matthew Fisher, tastierista della formazione inglese nel 1967. In più di tre decenni, i due hanno sostenuto versioni contrastanti riguardo alla genesi della canzone, e non a caso: come spesso succede, la 'torta' dei diritti d'autore (si ricordi che si tratta di uno dei singoli di maggiore successo della storia del rock) è stata causa di liti e rivendicazioni per come Brooker riuscì con un 'colpo di mano' a registrare il pezzo a proprio nome, riconoscendo soltanto il contributo dell'amico Reid come paroliere. Chiamato a ricostruire l'ispirazione originale del brano, affermò di aver conosciuto il lavoro di Bach attraverso uno spot pubblicitario, e di essersi servito di Fisher per 'perfezionare' la sua idea. Fisher invece, formatosi - da buon organista - su Bach, è stato riconosciuto dagli storici del rock come autore della celebre introduzione e dell'assolo, avendo spiegato con cura come giunse ad elaborarli partendo dalla 'Suite in Re' (BWV 1068) e dal preludio alla corale 'Wachet auf, ruft uns die Stimme' (BWV 645). Nonostante le notevoli somiglianze, peraltro, si può dire che Fisher prese a prestito da Bach il modo di comporre, ma non la melodia: la struttura armonica è diversa, e forse questo è uno dei casi in cui si può parlare di omaggio, più che di plagio. A metà degli anni '90 Fisher ha vinto il proprio risentimento ed ha accettato di partecipare a un tour con i membri originali dei Procol Harum - a suo dire, per una paga irrisoria, e con l'unico reale compenso di tornare finalmente a suonare in pubblico il 'suo' pezzo.


Da Bach ai Dik Dik (passando per Mogol)

"Ad ogni concerto, dovevamo eseguire il brano un numero esagerato di volte; la gente, come impazzita, non si stancava mai di chiedercela ed ascoltarla. Una volta in Puglia, a Campo Marino, durante un concerto, battemmo ogni record, suonandola per ben undici volte" (Pietruccio Montalbetti)


L'Italia degli anni '60 era piuttosto diffidente nei confronti dei complessi e della musica pop straniera. Si può dire che molti gruppi fecero da 'ponte' tra il paese del bel canto e le tendenze in auge oltreconfine. Equipe 84, Camaleonti (che ripresero 'Homburg', sempre dei Procol Harum) e Dik Dik si segnalarono per la cura con cui sceglievano successi internazionali e li importavano in Italia. I Dik Dik in particolare avevano cominciato con '1-2-3' di Len Barry, per poi ottenere un successo travolgente nel 1966 con 'Sognando la California' - ovvero 'California dreamin' dei Mama's & Papa's. Nella primavera 1967, racconta Pietruccio Montalbani nel sito ufficiale www.dikdik.it, "Ero in un bar e stavo gustandomi una granita al cocco, quando entrò una coppietta che, dopo aver preso un cono gelato, si avvicinò al juke-box. Vi introdussero una monetina e, dopo qualche secondo, ne uscì una musica che non avevo mai sentito. Eppure ero appassionato di musica, era anche il mio mestiere tenermi aggiornato. Il disco attirò la mia attenzione e mi dimenticai della granita, che si sciolse. Non riuscivo a credere d'aver trovato qualcosa di più melodioso ed intrigante di questo disco. La sua melodia era coadiuvata da un fraseggio di organo Hammond che ricordava molto la musica di Bach, creando qualcosa che stava tra il classico e il moderno, una musica suggestiva. Chiesi al proprietario dove l'avesse trovato, mi rispose che era un disco appena uscito in Inghilterra, da lui comperato durante il suo ultimo viaggio a Londra. Vani furono i tentativi di farmi dare quel disco; era l'unica copia che aveva e non voleva privarsene, e credo che, forse, in quel momento fosse l'unica copia esistente in Italia.

"Mi attaccai immediatamente al telefono e parlai con Mogol, gli dissi della scoperta e lo feci con tanto entusiasmo da convincerlo a mandare, al più presto, qualcuno a Lugano per rintracciare quel disco. Addirittura in una tappa del Cantagiro '67 che passava nei pressi di Chiavari, convinsi i miei compagni a fare una deviazione per poter ascoltare il brano dei Procol Harum; desideravo che tutto il gruppo potesse giudicare la mia scoperta. All'unanimità ci convincemmo che quello avrebbe dovuto essere il nostro prossimo disco, ci sentimmo euforici già solo all'idea. Alla fine del Cantagiro ci ritrovammo negli studi, immersi nella calura estiva milanese, e dopo aver ascoltato infinite volte quella musica, averla studiata a fondo, entrammo negli studi di registrazione; alla fine, felici e stremati incidemmo 'Senza luce'. La presenza di Lucio Battisti fu preziosa; riprodurre il suono dell'organo, che rappresentava la carta vincente, non era certo facile con i limitati mezzi tecnici a nostra disposizione. L'inventiva di Lucio, però, non aveva limiti, riuscì con uno stratagemma ad ottenere la medesima sonorità; avevamo l'organo Hammond ma ci mancava il leslie - il nome 'leslie' per i non addetti ai lavori era impossibile da indovinarsi, invece era un semplice cassone di legno con inseriti degli altoparlanti. Questi, girando su un perno mosso da un motore, creavano la sensazione del suono che, per intenderci, potrei definire quadrifonico. In mancanza del leslie, si ottenne l'effetto voluto agitando dei fogli di cartone davanti alla fonte del suono… tutto, allora, era frutto di invenzione e sperimentazione".

Sperimentazione che, per quanto riguarda il testo, Mogol decise di evitare, apportando dei cambiamenti al testo originale. Pur partendo da un'esperienza alcoolica (quella di un uomo che cerca il suo coraggio nella bottiglia), preferì mantenersi sul tracciato più sicuro della canzone d'amore senza imitare le enigmatiche visioni del suo collega inglese Keith Reid (tra le quali meritano citazione le "sedici vestali vergini" citate come esempio di assurdità pop nel celebre film "The Commitments").
Tuttavia, ricorda Montalbetti, "Venimmo a sapere che il nostro disco 'bomba' era stato scoperto anche da Fausto Leali e Wess. La faccenda si stava complicando, avremmo potuto perdere l'occasione. Ma grazie a Mogol e ad un piccolo gioco delle tre carte riuscimmo ad avere un lieve vantaggio sulla sua uscita: il disco arrivò, in tutti i negozi d'Italia, il 20 di agosto. Nel giro di pochi giorni divenne la canzone più gettonata e la più venduta in Italia".

Vale la pena di ricordare anche la canzone sul lato B, 'Guardo te e vedo mio figlio'. Come già accaduto per il lato B di '1-2-3' ('Se rimani con me') il gruppo dà spazio a Lucio Battisti, non ancora affermato in veste di cantante, ma da un paio di anni collaboratore dei Dik Dik. Battisti firma il pezzo con Mogol e ne cura arrangiamento e registrazione.


Gli interpreti

I Dik Dik
Pietro Montalbetti (detto Pietruccio, chitarra e voce), Giancarlo "Lallo" Sbriziolo (chitarra e voce), Erminio 'Pepe' Salvaderi (basso e voce), Mario Totaro (tastiere) e Sergio Panno (batteria), attivi dall'inizio degli anni '60 a Milano coi nomi di Dreamers e poi Squali, prendono il nome definitivo da una gazzella africana.
Dopo il 45 di esordio '1-2-3', ottengono un grosso successo nel 1966 con 'Sognando la California', versione italiana di 'California dreamin' dei Mama's & Papa's. Questo li induce a lasciare le proprie occupazioni per dedicarsi definitivamente alla musica. Con la collaborazione di Mogol e Lucio Battisti, cominciano a specializzarsi in 'cover' di brani stranieri, e con 'Senza luce' ripetono l'exploit: l'arrangiamento ricalca con grande fedeltà la versione originale di 'A whiter shade of pale' dei Procol Harum. Anche il terzo grande successo del complesso, datato 1970, sarà una 'cover': 'L'isola di Wight' ovvero 'Wight is Wight', traduzione di un brano francese scritto e cantato da Michel Delpech. A partire dagli anni '70 il gruppo decide per una svolta verso una musica maggiormente impegnata: basti citare l'album 'Suite per una donna assolutamente relativa', con testi di Herbert Pagani e componenti della PFM tra i musicisti. Negli anni '80 riscoprono definitivamente i vecchi successi, e li ripropongono senza problemi (soprattutto nel loro ristorante 'L'isola di Wight', alla periferia di Milano).

Altri interpreti della versione inglese:
Willie Nelson - Everly Brothers - Bonnie Tyler - Joe Cocker - London Symphony Orchestra - Michael Bolton - Annie Lennox - Warlock

Altri interpreti della versione italiana:
Dik Dik - Fausto Leali - Claudio Baglioni - Al Bano - Thomas Milian - Fausto Papetti - Wess


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