Letra y Traducción en español de Canciones Italianas · Italian songs lyrics with spanish translation · Testi di canzoni italiane con traduzione in spagnolo

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Adoro escuchar y traducir canciones italianas, y gracias a que soy bilingüe puedo hacerlo personalmente, sin traductores automáticos y manteniéndome fiel al significado original del texto italiano. He creado este blog para poder compartir esta música tan maravillosa con todos vosotros... ¡Sed bienvenidos!
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Amo ascoltare e tradurre delle canzoni italiane, e dato che sono bilingue, posso farlo personalmente, senza traduttori automatici e rimanendo fedele al significato originale del testo italiano. Ho creato questo blog per poter condividere questa musica così meravigliosa con tutti voi... Siate benvenuti!
* "Kara Hidden" non è il mio vero nome, ma soltanto uno pseudonimo.

I love listening and translating italian songs, and because of I'm bilingual, it's something I can do personally, without automatic translators and keeping the original meaning of the italian text. I have created this blog to share this so wonderful music with all you... Be welcome!
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Pippo non lo sa: Storia della canzone

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Pippo non lo sa

1940, G.Kramer-M.Panzeri-N.Rastelli


Chi fosse il povero Pippo, non l'ha mai capito bene nessuno. Qualcuno ritenne che a far ridere tutta la città fosse il segretario del Partito Fascista Achille Starace, altri, più benevoli, pensarono a un semplice sciocco del villaggio, ispirato magari dall'omonimo amico di Topolino, le cui avventure circolavano già da qualche anno in Italia. Secondo Paolo Limiti, il Maesto Rastelli svelò che Pippo era il garzone di un negozio particolarmente goffo. Ma nel 1962 Gorni Kramer raccontò: "Era il 1939, ero a Viareggio, dove mi esibivo al Kursaal. Ma capivo di non ingranare. I giovani volevano jazz e motivi americani, ma con l'aria che tirava, non sempre li si poteva accontentare. Una sera incontrai il Maestro Pippo Barzizza e mi sfogai con lui. 'Infine, che cosa vuole tutta questa gente? Io cerco di accontentare gli americanofili e gli autarchici, i seguaci dello swing e i patiti dei vecchi valzer paesani. Niente da fare. Che cosa non va?' Pippo si strinse nelle spalle. 'E chi lo sa? Io non lo so ma nemmeno voglio saperlo'. E mi piantò in asso. Piuttosto deluso, andai nel mio camerino. 'Pippo non lo sa, Pippo non lo sa', continuavo a ripetermi. Le parole, divenute quasi ossessive, si trasformavano in musica. Buttai giù le prime note, poi preso da una specie di smania e lì per lì con i miei colleghi orchestrammo il motivo. La musica, eseguita senza parole, piacque immediatamente. Ci voleva, forse, per tirare su gli spiriti piuttosto depressi. Qualche giorno dopo l'Europa precipitava nel baratro della guerra. Ma a Viareggio, già 'oscurata', si sentiva fischiare, nelle placide sere settembrine: 'Pippo non lo sa'…"

Anche se sullo spartito veniva presentato come "Foxtrot", il brano conteneva echi di charleston e parecchio swing: era quanto di più simile al jazz, difficilmente tollerato dal fascismo ("musica afro-demo-pluto-giudo-masso-epilettoide" o "barbara anti-musica negroide"). Ma a divi come Natalino Otto, Alberto Rabagliati e lo stesso Trio Lescano si concedeva, in effetti, qualche influenza americana: sia Mussolini che Galeazzo Ciano erano grandi ammiratori delle tre sorelle olandesi - il Duce le invitò a Palazzo Venezia per conoscerle - anche se ciò non risparmiò loro il carcere nel 1943, per le origini ebraiche e per un fantasioso sospetto di spionaggio musicale.

La canzone di Mario Panzeri, Gorni Kramer e Nino Rastelli si è dimostrata irresistibile per due generazioni di italiani: quella che ne decretò il successo nel 1940, grazie all'interpretazione di Silvana Fioresi e del Trio Lescano, e quella che nel 1967 la rispedì nelle prime posizioni della hit-parade grazie a Rita Pavone. Infatti, quasi trent'anni dopo la prima incisione, la cantante andò al sesto posto in classifica proponendo "Pippo non lo sa" nella trasmissione per ragazzi "Chissà chi lo sa". La sua versione manteneva le cadenze del charleston, ma introduceva un banjo in stile dixieland e un trombone che accentuava le caratteristiche di "marcetta".


Pippo, Maramao e la Banda D'Affori: Mario Panzeri e il fascismo

“Mio padre sicuramente non era fascista. Ma avendolo conosciuto, mi è difficile immaginarlo impegnato a nascondere di proposito, nelle sue canzoni, allusioni antifasciste”, confida Giovanni, figlio di Mario Panzeri. Con la tesi del sostanziale “candore” di Panzeri (che del resto riuscì sempre a convincere anche i censori dell’epoca) sembra concordare anche Giovanni Borgna, autore di “Storia della canzone italiana” (Mondadori). Sta di fatto che Panzeri è il principale autore di quel filone di “canzoni della fronda” che si prestavano a dileggiare il regime fascista. Alla sua penna si deve, tanto per cominciare, “Maramao perché sei morto” (1939), composta dopo la morte del gerarca Costanzo Ciano: il titolo del brano fu scritto da alcuni studenti sul piedistallo del monumento che il governo aveva deciso di costruirgli a Livorno. Nel 1940 arrivò “Pippo non lo sa”: nel protagonista, che gira per la città vantandosi – senza sapere che tutti ridono di lui – la gente riconobbe (o volle riconoscere) Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, che amava passeggiare impettito in divisa.

A far perdere le staffe al capo della censura Criscuolo, che aveva già convocato a palazzo Panzeri per “Maramao”, fu però “Il tamburo della Banda d’Affori” (1943), il quale comandava “550 pifferi”. Proprio 550 erano i consiglieri della Camera dei Fasci e delle Corporazioni – di conseguenza, il “Tamburo” che li comandava doveva essere Mussolini. Panzeri garantì trattarsi di inaudita coincidenza, ma da quel momento tutti i parolieri furono costretti a sottoporre a preventiva approvazione i testi delle canzoni.

Panzeri se la cavò con una lavata di capo, ma i nazifascisti erano diventati molto sensibili alle canzonette: ne pagò le conseguenze il Trio Lescano. Cacciate dalla radio a causa della madre, ebrea, le tre sorelle furono arrestate nel 1943 durante un’esibizione in teatro. Questo il racconto di Alessandra Leschan: "’Con quel naso non potete essere che ebree’, ci disse un capitano tedesco, e io gli risposi, ‘se la razza dipende dal naso, allora anche lei è ebreo’. Fummo rinchiuse nel carcere di Marassi, con le divise carcerarie che portavano i numeri 92, 94, 96. Ci sospettavano di spionaggio; probabilmente era stato il Trio Capinere, invidioso del nostro successo, a denunciarci. L'accusa era che cantando "Tuli-tuli-tulipan", mandavamo in realtà messaggi al nemico".

Da segnalare che nel dopoguerra, un nuovo successo firmato Panzeri fu al centro di interpretazioni politiche: “Papaveri e papere”. Negli “alti papaveri” venivano infatti identificati i politici democristiani.


Hanno detto...

"La poesia italiana del XX secolo dell'era antica, fu poesia della crisi, virilmente conscia del destino incombente; e fu insieme poesia della fede, della purezza e della grazia. Poesia della fede: abbiamo qui un verso, ahimè l'unico leggibile, di quello che doveva essere un canto di lode dello Spirito Santo: "Vola, colomba bianca vola...", mentre subito dopo ci colpiscono questi versi di un canto di giovinette: "Giovinezza, Giovinezza - primavera di bellezza ...", le cui dolcissime parole ci evocano l'immagine di fanciulle avvolte in bianchi veli, danzanti nel plenilunio di qualche magico “pervigilium”. Altrove, troviamo invece senso di disperazione, di lucida coscienza della crisi, come in questa spietata rappresentazione della solitudine e della incomunicabilità che forse, se dobbiamo credere a quanto l'Enciclopedia Britannica dice di questo autore, dobbiamo ascrivere al drammaturgo Luigi Pirandello: "Ma Pippo Pippo non lo sa - che quando passa ride tutta la città ..." (Umberto Eco, “Diario Minimo”)

“Le canzoni erano usate - interpretate - per sfottere il fascismo senza incappare nella censura. Si cantava ‘Illusione, dolce chimera sei tu’, per prendere in giro il ‘Vincere, e vinceremo’ con cui Mussolini aveva dichiarato la guerra. Si cantava ‘Un' ora sola ti vorrei’, con successiva variante: ‘per darti quello che non sai’ (invece che ‘per dirti quello che non sai’) per spiegare al duce di cosa era fatto il ‘consenso’ di cui godeva. E per sgonfiare la prosopopea di Starace si cantava: e Pippo Pippo non lo sa, che quando passa ride tutta la città” (Beniamino Placido, “La Repubblica”)


Interpreti

La voce solista della prima versione della canzone è di Silvana La Rosa, in arte Silvana Fioresi, genovese, nipote del direttore d’orchestra Armando La Rosa Parodi. Diplomata in pianoforte e canto al Conservatorio di Torino, lavorò per quattro anni con l’Orchestra Barzizza, per poi specializzarsi nelle canzoni a due voci (ad esempio “Piemontesina”, cantata con Gianni Di Palma). Nel 1940 ottenne due grandi successi: “L’uccellino della radio” (di Nizza – Morbelli – Filippini), e “Pippo non lo sa”. Dopo la guerra, ottenne un solo grande successo: “Il mio nome è donna” (1946).

Il Trio Lescano, che nell’incisione originale si limita ad accompagnare la cantante solista, segnò un’epoca. Le sorelle Leschan erano figlie di un contorsionista ungherese e di una cantante di operetta olandese. Crescute in Olanda, Alexandra e Judith avevano lavorato come acrobate; quando Kitty ebbe 16 anni formarono un trio, cui venne italianizzato il nome in Lescano. Entrate all’Eiar di Torino, dopo aver accompagnato Enzo Aita in “Ma le gambe” e Maria Jottini in “Maramao perché sei morto” divennero talmente popolari da essere riconosciute da Mussolini per strada (“Passò sotto il nostro balcone, e gridò: ‘Salve, Lescano!’, ha dichiarato Alessandra), venivano definite dai giornali dell’epoca "Le tre grazie del microfono", "Il fenomeno del secolo", "Le sorelle che realizzano il mistero della trinità celeste".
In un’intervista realizzata da Natalia Aspesi de “La Repubblica”, Sandra Leschan raccontò: “Nel 1939, l'anno in cui Gilberto Mazzi cantava ‘Se potessi avere mille lire al mese’, noi guadagnavamo mille lire al giorno. Avevamo comprato un bellissimo appartamento a Torino, possedevamo una Balilla fuori serie a 4 porte, i nostri armadi erano pieni di vestiti". Nel 1941 tutti i giornali pubblicarono la notizia che le Lescano avevano preso la cittadinanza italiana. "Ma rifiutammo sempre la tessera fascista”. Gli ultimi anni del conflitto furono molto difficili per loro: vennero arrestate a causa dell’origine ebraica della madre; furono rinchiuse nel carcere di Genova e accusate di mandare messaggi cifrati in canzoni come “Tuli tulipan”. Subito dopo la guerra, vennero dimenticate dal pubblico italiano – non restò loro che trasferirsi dove le ascoltavano ancora con piacere: in Sudamerica, dove altri artisti (ad esempio Rabagliati) riscuotevano un certo successo. Nel 1987 Sandra, ultima superstite del trio, si è spenta a Salsomaggiore.

Altri interpreti:
Rita Pavone
Claudio Villa
Lelio Luttazzi Trio


Autori

Gorni Kramer, italianissimo nonostante il nome (era nato a Rivarolo Modenese dal signor Gorni, appassionato di sci e in particolare di un campione di nome Kramer…), è stato un grande innovatore della musica italiana. Appassionato di jazz e di fisarmonica, conciliò le due cose in modo unico; a 23 anni già guidava un’orchestra. Nel 1936 fu ammesso tra gli artisti che suonavano all’Eiar, la radio di Stato – ma dopo che nel 1938 eseguì una serie di motivi americani, fu cortesemente accantonato.

Mario Panzeri,uno dei più grandi autori della canzone italiana, ha firmato numerosi successi: solo per ricordarne alcuni, peraltro molto diversi tra loro, si possono citare “Maramao perché sei morto”, “Non ho l’età”, “Nessuno mi può giudicare”.

Nino Rastelli, autore nel 1937 della celebre “Tornerai” (con il Maestro Olivieri) scrisse con Mario Panzeri “La gelosia non è più di moda”, e “Il tamburo della Banda d’Affori”. Proprio come Panzeri, non disdegnava le canzoni di allegro disimpegno, come ad esempio “Evviva la torre di Pisa”.
Rastelli, Panzeri e Kramer ottennero un ulteriore successo insieme nel 1948: la giocosa “Caramba (io songo spagnolo)”.


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