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Adoro escuchar y traducir canciones italianas, y gracias a que soy bilingüe puedo hacerlo personalmente, sin traductores automáticos y manteniéndome fiel al significado original del texto italiano. He creado este blog para poder compartir esta música tan maravillosa con todos vosotros... ¡Sed bienvenidos!
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I love listening and translating italian songs, and because of I'm bilingual, it's something I can do personally, without automatic translators and keeping the original meaning of the italian text. I have created this blog to share this so wonderful music with all you... Be welcome!
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Il dritto di Chicago: Storia della canzone

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"Fred era fondamentalmente un uomo tranquillo, l'esatta antitesi del personaggio che aveva inventato per i suoi successi" (Gino Latilla)


Il dritto di Chicago

1960, F.Buscaglione - L.Chiosso, Ed. Melodi


Ha scritto il poeta Maurizio Cucchi: "Il 'dritto di Chicago' è un'esilarante ritratto del dritto un po' cretino che a un certo punto, sempre con gangsteristica aria da gradasso, ci spiega che quando va a Hollywood, si permette di snobbare Kim Novak e Ava Gardner che lo cercano per ridere con Gianni e Pinotto. (…) Un fatto di convergenza perfetta, un sovrapporsi e confondersi di acuta intelligenza e di pur controllato estro tra Chiosso e Buscaglione per la generosità di un volto e di un personaggio, un duro di burro, un bullo deliziosamente fumettistico o da varietà, un mascalzone domestico sempre con le ossa rotte il cui cliché nasce da un curioso impatto nostrano".

La canzone è una delle più swingate di Buscaglione (d'altra parte, il protagonista si vanta di "sparare la pistola con lo swing") e contiene anche un assolo di batteria in stile Gene Krupa. In due minuti e mezzo, il testo di Leo Chiosso sfodera la tipica girandola di 'duri' caricaturali davanti ai quali le persone ammodo bisbigliano, tremanti: "Ragazzi, mamma mia che spago". Interessante notare la commistione tra personaggi veri (Al Capone, Ava Gardner…) e nomi inventati sulla falsariga dei gialli di Mickey Spillane e Peter Cheyney, i film polizieschi di Eddie Constantine, e soprattutto i romanzi di Damon Runyon, autore di "Bulli e pupe". Come ha spiegato Chiosso: "Negli anni '30 Runyon era stato cronista del New York Chronicle. Lui giocava col loro linguaggio, e a me venne in mente di fare di Torino una Chicago sbadigliante nel blues dei suoi risvegli. Nei suoi libri c'erano personaggi come John lo Spagnolo, Henry il Cavallo…". E così nasce Sugar Bing, dritto di Chicago, che se la fa con Jimmy lo Sfregiato e manda al tappeto con un colpo di biliardo (nel senso del tavolo) il poliziotto Peter Kan.

Tra l'altro, il fatto che Sugar specifichi con orgoglio di tenere "o' fascino latin", rivelando le sue origini italiane, è un utile indizio per ipotizzare che sia lui il protagonista di un'altra canzone di Buscaglione e Chiosso: "Ciao Joe", che si pone come seguito ideale del 'Dritto di Chicago': Sugar, ritiratosi dagli affari, si riposa su una spiaggia dove incontra il collega Joe, "il più maledetto e dannato dritto della 45ma Strada". Gli chiede notizie dell'Anonima ("Non l'Anonima Cretini ! L'Anonima Assassini"), poi preso dalla nostalgia rievoca i vecchi tempi di Chicago e di New York ("Dentro il cuore non ti senti un dannato souvenir?")… Ma alla fine lo mette sull'avviso con un avvertimento di inequivocabile matrice tricolore: "Questa terra non ti desidera, Joe: accà nisciuno è fesso".


Interpreti

Nato a Torino nel 1921, Ferdinando - Fred - Buscaglione frequenta il Conservatorio Giuseppe Verdi: per pagarsi gli studi, suona il contrabbasso e il violino in piccole formazioni locali, esibendosi ogni tanto anche come cantante. Durante la guerra, viene catturato dalle truppe americane e si ritrova in Sardegna - dove il suo talento viene notato dai "carcerieri", che lo fanno suonare con la band che trasmette dalla radio alleata di Cagliari. Finita la guerra torna a Torino e si rimette a suonare in giro per il nord Italia - ma è a Lugano che incontra l'amore della sua vita, la contorsionista algerina Fatima Robin. Il vecchio amico Leo Chiosso lo convince a scrivere canzoni insieme: una di queste, "Tchumbala-bey", nel 1953 diventa un piccolo successo grazie all'interpretazione del concittadino Gino Latilla, che diverrà il suo pigmalione discografico. Nel 1956 il brano che dà la svolta alla sua carriera: "Che bambola", che vende 980mila copie senza, praticamente, alcuna promozione pubblicitaria. Buscaglione diventa una star e impone uno stile da "duro" colmo di ironia e swing: lui e il suo gruppo, gli Asternovas, diventano l'attrazione più contesa dai locali italiani.
Fred, sempre in team con Leo Chiosso, inanella una serie di successi: "Teresa non sparare" (1957), "Eri piccola cosi'" (1958), "Love in Portofino" e "Guarda che luna" (1958), viene chiamato dal cinema (memorabile il film "Noi duri") e dalla pubblicità (alla Pasticca del Re Sole mormora: "E pensare che eri piccola così"…). Ma proprio come un divo americano, la notte del 3 febbraio 1960 il 38enne Buscaglione va a schiantarsi contro un camion con la sua Thunderbird rosa in una strada di Roma. E' una notte storica per il costume italiano: poche ore prima è stato proiettato "La dolce vita" di Fellini - secondo alcuni, i due eventi simboleggiano la fine degli anni '50, e l'inizio dei '60.


Gli autori

Fred Buscaglione

La vita di Leo Chiosso, autore di canzoni celeberrime (si pensi a "Parole, parole, parole", "Torpedo blu", "Montecarlo"), e di un'infinità di programmi televisivi, tra cui "Canzonissima" del 1962 con Dario Fo e Franca Rame, è fortemente legata a quella di Fred Buscaglione. Amici già in tenera età, i due furono separati dalla guerra ("ero deportato in Polonia, lui in Sardegna prigioniero degli americani: un giorno alla radio gli fecero suonare un pezzo e capii che era ancora vivo"). Al ritorno del musicista a Torino i due cominciarono a scrivere canzoni. Fu proprio grazie a "Che bambola" che, nel 1956, Fred Buscaglione diventò rapidamente "divo".


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